Aprendo una porta,
sulle braccia di un uomo
il corpo di una donna giace,
sanguinante nudo
povero femmineo.
E ho pianto.
Rabbia e disperazione ero,nell’inquietante follia,
ho tentato di pulire il pavimento con le mani
inginocchiata per terra
strusciando i gomiti sulle mattonelle.
Immobile l’uomo.
Ho gridato, urlato dolore
ho rotto specchi
ho preso un vaso lanciandolo in aria
insieme l’acqua e la sua rosa appassita.
Ho rovesciato nel buio ventate di violenza
strappando pagine dai libri con ferocia.
Squarcio del cuore ogni foglio tolto.
Scoppio di singhiozzi.
-Non ? sangue- dice l’uomo.
Aprendo una porta,
un uomo alla sua donna
"Posa la tua fronte sulla mia,
la tua mano nella mia,
giurami cose che tu domani dimenticherai
e piangiamo fino all’alba…"
Ho richiuso le porte.
E ho visto.
Tutto attraverso una lastra di vetro,
natura stordita sotto un velo ebro.
Bisogno acceso un rapido diluvio.
Nubi svelte, scoperto ? il plenilunio.
Divelte le speranze…
Se veramente sapessi scrivere
sangue e nient’altro sarebbe la mia mano,
se veramente sapessi amare
aperto il mio cuore sarebbe all’arcano.
Bianchi i fogli.
Lacero il pensiero.
Tornar voglio ad esser la bambina che ero.
(scritto da Vancouveryard)
