Isa e Marie: La vita sognata degli angeli
8 Maggio 2005 by fasterboy
Con la speranza in fondo al cuore, oppressa dalla realtà delle proprie solitudini incompatibili.
Due ragazze con il pudore di vivere appena che, quando cercano di andare oltre, si sentono ancora più sole.
Un incontro magico che si rivela poi un allontanamento incolmabile per l’una ingenuità e l’altra rabbia repressa.
Il mondo che gira attorno a loro fa vedere bella una spiaggia sotto la pioggia, con il desiderio di correre incontro al mare, fa divertire il rotolare sui pattini per un lavoro svolto con un improbabile costume di carnevale.
La fine è sempre latente nei loro occhi volti all’annientamento. Pur avendo speranze palesemente illusorie. Non c’è altro che il sogno di una vita migliore esposto senza potare alle lacrime, secco e duro fin dall’inizio, senza ricami o ammiccamenti, i volti delle due ragazze si raccontano nelle pieghe dei capelli da lavare e nella cicatrice sul ciglio, nei dialoghi semplici e quotidiani senza frasi da ricordare ma che tracciano minuto dopo minuto il profilo dei loro caratteri così diversi e così uguali.
Un gioco della vita fin troppo pesante, fin troppo crudele, porta le loro fragili vite alla distruzione pur avendo quel filo labile di contatto l’una con l’altra, speranza che si stacca dai loro corpi con un volo dalla finestra e la morte mentale in una catena di montaggio.
Una prima sensazione di pessimismo nel finale, quello spietato di una vita al margine e di straforo, arrampicata nella casualità del quotidiano, una casa presa in prestito, la perenne ricerca di un lavoro, i soldi che mancano sempre, i sentimenti maltrattati da loro stesse e da quelli dove posano speranze di vita migliore.
Una storia di solitudine che, nello straziante finale di distruzione e conformismo, fa trovare alle ragazze la loro libertà dal peso di una vita in prestito e pesante da gestire.
Vuoi la grana dei 16mm, la mancanza di colonna sonora, l’audio in presa diretta che non fa sfuggire nessun piccolo rumore della realtà, la storia è una finestra fin troppo vera sul vero. Rischia di diventare una sorta di memoria non di un film, personale, interiore, come vissuta dal vivo in prima persona.
"La vita sognata degli angeli" di Erick Zonca (Francia, 1998)
