Al Festivaletteratura di Mantova 2005, parte seconda
14 Settembre 2005 by fasterboy
La sveglia e la vista del sole mattutino fa ben sperare malgrado le pessime previsioni meteo per la giornata.
Si lascia l’albergo con un’abbondante colazione in corpo, un quantitativo di zuccheri tale comunque da essere velocemente bruciati vista l’esperienza del giorno precedente.
Primo appuntamento previsto ? con Roddy Doyle (scelto da me) e con Mauro Giancaspro (scelto da Chiara), un quarto d’ora di distanza uno dall’altro.
Siamo noi in ritardo e quindi si sta pensando di saltare tutti e due gli appuntamenti con grosso dispiacere ma correre di domenica mattina non ? il nostro forte
Nel frattempo si passeggia per il centro di Mantova che pullula di gente e bancarelle, mentre di pensa cosa fare, ci occupiamo della parte pi? ludica delle due giornate qui a Mantova: le vetrine… no comment su questo argomento, non porta nulla a te che leggi se non la consapevolezza di una sottile quanto necessaria esigenza di shopping che viene cmq a chiunque sia sottoposto al bombardamento continuo di luminose e ben addobbate vetrine….
Chiara ha il biglietto per andare a sentire la giornalista russa Anna Politkovskaja, una donna coraggiosa e tenace che ha seguito il conflitto ceceno con voce critica nei confronti della politica di Vladimir Putin. La cosa mi alletta e ci dirigiamo al teatro sociale. La fila per il biglietto di ingresso è piuttosto numerosa, faccio a tempo a farmi staccare il biglietto che dopo 5 persone dietro di me, chiudono la biglietteria.
Il teatro è grande, è pieno di gente. Voci sorprese sul pienone.
La signora russa è una donna austera e sorride gran poco, il suo presentatore, Paolo Flores D’Arcais, è una persona soporifera.
L’argomento è cmq piuttosto importante e forse molto lontano dalla nostra vista e dal nostro reale interesse, qui in Italia vediamo Putin come l’amicone del presidente del consiglio, ma la realtà dei fatti è ben altra.
La giornalista descrive l’attuale Russia come una nazione allo sbando comandata da una sorta di dittatore che ha fatto piazza pulita dei suoi oppositori, fra i quali tre colleghi della Politkovskaja. Lei stessa ha subìto un avvelenamento, si stava dirigendo a Beslan per trattare con i sequestratori, non ci è mai arrivata e la storia dell’amministrazione Putin ha fatto il suo corso, quello che purtroppo ben conosciamo.
Un incontro che ha stimolato il desiderio di conoscere la storia della Russia attuale, prossimi all’acquisto saranno quindi: "La Russia di Putin" e "Cecenia. Il disonore russo".
L’incontro finisce tardi, non cè tempo per andare a sentire Gianni Pirollo e il suo spettacolo di musica di confine "Plancton".
Scegliamo quindi di andare a mangiare un boccone e rilassarci un po’.
Il pomeriggio parte con Ascanio Celestini in compagnia di Alessandro Portelli. Ascanio ho avuto modo di intervistarlo un paio di anni fa a Malo per Azioni inClementi, una persona disponibile e con gli occhi aperti. Lui ? un attore, un incantatore che, con la sua capacità di raccontare storie, rapisce il pubblico portandolo della nostra storia recente secondo il punto di vista delle perone semplici dalle quali lui raccoglie moltissimo materiale che poi usa nei suoi spettacoli. Alessandro Portelli è stato suo coautore per Radio clandestina. Celestini racconta, fa sorridere e fa riflettere. Le sue storie sono raccolte da voci di persone semplici dicevo, persone che degli eventi storici fatti di date e numeri, non c’entrano quasi nulla se non per il fatto di essere vissuti ai tempi degli accadimenti. Riporto un piccolo episodio che ha raccontato: nella sua ricerca per "Storia di uno scemo di guerra", un anziano romano gli racconta il suo "bombardamento di san Lorenzo": il 19 luglio 1943, gli americani bombardano in maniera intensiva Roma, all’ora di pranzo. quest’uomo è a tavola con tutta la sua famiglia e il pranzo è costituito da una gustosa frittata, suonano le sirene e la fuga nei rifugi è piuttosto precipitosa, la famiglia abbandona la frittata. Mentre 320 bombardieri americani sganciano 680 tonnellate di esplosivo su Roma, la preoccupazione di quest’uomo si rovolge esclusivamente alla frittata abbandonata e alla speranza che non venga in qualche maniera distrutta o rubata…
Il momento del pubblico è quello che mostra quanto Celestini sia conosciuto ed apprezzato, anche qui la maggioranza è del pubblico femminile.
Pronti a spostarci dall’altra parte di Mantova per il prossimo incontro, lasciamo il Chiostro del Museo Diocesano con immagini evocate da Celestini su un suo lavoro di ricerca durato 3 anni sui manicomi italiani negli anni 50-60.
Ci dirigiamo sotto il sole cocente verso la Casa del Mantegna per l’incontro con Massimo CarlottoGianfranco Bettin. Due scrittori che narrano il Nordest con lucidità e capacità di addentrarsi nel torbido di una realt? apparentemente ricca ma che nasconde un sottostrato oscuro e minaccioso sia sociale che economico. dice Bettin: "il Nordest è una locomotiva ottusa che non andrà da nessuna parte se non si darà una rotta degna di un paese civile".
Difatti l’incontro non fa trasparire nulla di positivista nei confronti di una zona d’Italia che per una volta poteva sembrare un modello economico da perseguire, ma adesso rivela pian piano la sua essenza fatta di territorio sfruttato ed inquinato e man mano abbandonato dalla delocalizzazione.
L’argomento porta nubi anche in cielo, un breve scroscio di pioggia ci sottolinea che l’argomento del penultimo incontro di Festivaletteratura, non è proprio da sorrisi. Massimo Carlotto è uno scrittore dal trascorso piuttosto vivace: nel 76 scopre casualmente un cadavere e viene accusato di omicidio, lui fugge e li parte un’avventura fatta di fughe e rimpatri, processi, rinvii, errori giudiziari, condanne fino alla grazia accordata dal presidente della repubblica nel 93. Da questa vicenda nasce il suo primo romanzo, chiaramente autobiografico: Il fuggiasco.
In seguito la sua vena creativa oramai spronata, si esprime con vari romanzi noir fino a Nordest dove, usando sempre lo stile narrativo del noir, apre una finestra critica sul Nordest fatto di grandi piccole e medie industrie che una volta reggevano l’economia italiana ed ora invece fanno i conti con la fuga degli industriali all’estero e un disagio sociale sempre più marcato e problematico fino alla disgregazione di un’identit? bruciata, appunto, dall’avido ed ignorante desiderio di potere e denaro degli industriali. Chi ne sta pagando il prezzo ? la gente comune ed il territorio devastato ormai da capannoni abbandonati, discariche abusive di sostanze pericolose e macerie, sia metaforiche che non.
Al suo fianco c’era Gianfranco Bettin, tra i fondatori dei Verdi italiani, ecologista appassionato che vive in un territorio portato al limite del collasso ecologico da uno sfruttamento industriale indiscriminato. E’ lui che racconta questo episodio: "con un amico decidiamo di percorrere il Piave in kajak, ad un certo punto il fiume scompare, ci troviamo di fronte ad un letto di ghiaia secco, con una certa perplessità prendiamo i kajak e ci spostiamo in avanti, e non di poco! Difatti il percorso del fiume riprende solo dopo 5 km… dove ? finito il fiume in quel tratto? Dopo una ricerca scopriamo che l’acqua è stata completamente sequestrata dalla zona industriale limitrofa, acqua che veniva usata per vari scopi che poi veniva rilasciata in condizioni che potete immaginare, solo dopo quei 5 km… il territorio in quella zona è irriconoscibile e completamente stravolto da questa situazione"…
Ci sono applausi quando Carlotto afferma che il desiderio di distacco da Roma e gli inni basati su "Roma ladrona" non hanno motivo di esistere quando i veri ladri sono stati per decenni i dorotei veneti, altro che Roma….
Questo è un incontro che aggiunge molto a quanto avevo pescato qua e la su questo bistrattato nordest dove vivo. Aggiunge rabbia nel constatare come le cose negative sono pi? grandi di quanto potevo immaginare, di quanto ci sia bisogno di un serio e difficile esame critico che porti la giusta consapevolezza di un sistema ridotto all’orlo del collasso da una generazione di imprenditori che han pensato al loro personale profitto senza avere la necessaria e etica lungimiranza per le generazioni future…
L’argomento trattato da Carlotto e Bettin mette a fuoco una situazione già ben visibile ma nebulosa per complessit? e profondit?, la perplessit? raggiunge il massimo all’affermazione che nel Veneto c? la pi? grande concentrazione di mafie mondiali, ci sono proprio tutti, dai cinesi ai russi, dai siciliani ai napoletani… non si salva nessuno. Se penso agli scandali dei rifiuti tossici provenienti nel Nordest e trovati nel sud italia… se penso alla mancanza di legislazioni adeguate sullo smaltimento di rifiuti nei paesi dove la delocalizzazione sta avendo terreno fertile…
La giornata va concludendosi, io e Chiara ce la prendiamo comoda, oramai non abbiamo pi? appuntamenti e un’altra passeggiata in centro è d’obbligo per cominciare a metabolizzare queste due intense giornate. Scegliamo quindi una pasticceria dove prendere qualcosa per il viaggio e un dolce da portare a casa.
Si torna a casa, stanchi e imbottiti di stimoli, col tempo vedrà di farne tesoro e di elaborarli al meglio, nel frattempo spero di aver comunicato decentemente le mie personali impressioni.
