Al Festivaletteratura di Mantova 2005, parte prima
12 Settembre 2005 by fasterboy
sabato 10 settembre, mattina. L’arrivo a Mantova non è dei migliori, entrare nella pianura padana dal Nordest, da Vicenza, non è stata una premessa delle migliori.
La foschia densa e la quasi nebbia ci ha fatto pensare alle stagioni fredde che ci aspettano a braccia aperte.
Tolgo addirittura gli occhiali da sole perchè il sole è coperto da quel grigio.
Siamo io (Gigi) e Chiara, diretti verso il Festivaletteratura a Mantova, Alessia e Simone ci fanno compagnia per la maggior parte della giornata e in alcuni incontri solo per sabato.
In tasca le prenotazioni di alcuni eventi fra sabato e domenica e in testa il desiderio di farci stimolare.
La scelta degli incontri è stata in parte guidata da qualche conoscenza e in parte dalla curiosità suscitata dalle note dell’opuscolo di presentazione del festival.
Una 4 giorni densa di incontri ed avvenimenti di una varietà ed intensità che mi sorprende per un paese dove la lettura non è il massimo delle aspirazioni, almeno secondo le statistiche che spesso ci assalgono con l’indice puntato contro, il cui effetto è solo "accusatorio" e mai propositivo.
Il primo incontro è con Lorenzo Licalzi, al campo Canoa, appena fuori le mura di Mantova, che pian piano si fa illuminare dal caldo sole minuto dopo minuto.
Presenta il suo romanzo ambientato in una casa di riposo "che cosa ti aspetti da me?". Il pubblico riempie il tendone e attende desideroso di ascoltare l’autore, sensazione che si è ripetuta per tutti gli incontri ai quali abbiamo partecipato io e Chiara.
La buona capacità comunicativa sia di Licalzi che di Renato Bottura, fa entrare subito nel vivo del loro incontro che spazia nei contenuti del romanzo che è la storia di Tommaso Perez, un brillante fisico nucleare, che dopo un percorso di vita brillante come scienziato, deve ora affrontare la vecchiaia in una casa di riposo semiparalizzato da un ictus. La vecchiaia, argomento tabù ai più, qui è descritto con scientificità e leggerezza. Un romanzo intriso di umorismo mai banale che serve da stimolo a accogliere al meglio argomenti e concetti spesso profondi e difficili da comprendere o vivere.
L’incontro mi ha fatto riflettere su come andare a questi incontri, sulla necessità o meno di prepararsi sull’autore e/o sul libro presentato.
Io non conoscevo affatto Licalzi se non per vie indirette in quanto autore di un romanzo fatto film da Ricky Tognazzi e Simona Izzo di cui ho una fievole memoria: Io no.
Arrivare lì, sedersi, attendere l’inizio di un incontro nn si sa se divertente o serio, se valido o inutile. Pagando quei 4 euro ad incontro,che poi mi chiedo dove andranno a finire vista la notevole quantità di sponsor e il fatto che sono incontri finalizzati a far vendere un libro o più oltre che ovviamente incontrare e confrontarsi con l’autore in carne ed ossa….
Piccola digressione riguardo l’organizzazione: quasi tutti volontari, non pagati se non per cibo e alloggio, costi esigui per sostenere una manifestazione complessa e molto frequentata. Biglietti da pagare, minimo 4 euro per chi non è tesserato, quasi ottomila lire per ascoltare ed eventualmente comperare o uscire dai tendoni più stimolati e colti. Loghi di sponsor un po’ dappertutto, grandi sponsor che hanno aiutato sostanziosamente la manifestazione a prendere forma e contenuti. Parafrasando presuntuosamente "Oil for Food", mi sento di dire "Money for Culture", provocazione? Ce ne sarebbe da dire a riguardo, ma non è il momento (piccolo pretesto per invitarti a visitare www.scarichiamoli.org). Fine digressione.
… dicevo pagare quei 4 euro per ogni incontro mi è sembrato un po’ "eccessivo", ma sinceramente, guardando il lato meno cinico del mio pensiero, sono stati ben spesi grazie al seme che mi han lasciato dentro.
La digressione precedente mi ha fatto perdere il filo, ora lo riprendo: la motivazione che mi ha spinto a scegliere incontri spiegati in due righe e di autori a me sconosciuti, è stata la curiosità ed il desiderio di aprire questa scatola che ho nella testa per inserirci stimoli. E’ stato spesso citato il problema dei media e della loro conformità, della mancanza di reale pluralismo, di confronto stimolato e stimolante, della fine del giornalismo vero a favore di un giornalismo come strumento di propaganda politica e sonnifero per le masse. Un problema che, grazie a questo tipo di manifestazioni, viene evidenziato e denunciato comunque di fronte a persone consciamente o in via di consapevolezza, di questo problema.
Quindi un pubblico gi? preparato e già desideroso di varcare le breccie nei muri della città "conoscenza".
Il pubblico… tanta gente per le vie di Mantova, tanta gente agli incontri… tanta gente nelle librerie, nei negozi, fra le bancarelle di portafogli di cuoio fatti a mano, le magliette di Mafalda, i libri scontati, ai chioschi di caffè gratuito, nei panifici pieni di prelibatezze dolci e salate, nei parchi verdissimi e ben tenuti, con le orecchie aperte e prone nell’ascoltare ed elaborare, se non subito, con l’andare del tempo (come spesso capita a me).
Pubblico variegato… più o meno variegato, stimolato da piccole curiosità o grandi aspettative, interessato o pigro, giovane ed anziano, un pubblico dove la presenza femminile è numerosissima e variegata.
Se la conoscenza è maschile (affermazione discutibile), la curiosità e la sete di conoscenza è femminile (affermazione già più azzeccata).
La giornata procede il pomeriggio con la transumanza umana a seguito di Alessandro Bergonzoni, uno straordinario pesce fuor d’acqua ammirato e riverito da un pubblico stordito dal suo personale fiume di parole che lui ama triturare e riproporre come si propone la carta ricilata da regalare con spirito ecologista e modaiolo. Probabilmente un profondo filosofo che dovrebbe fare un corso intensivo di lentezza espositiva. Un incontro malriuscito per problemi tecnici malgrado l’interessante trovata della processione stile sagra di paese che segue fino al duomo il santo patrono protettore della comunit?. Lui su un camioncino dotato di altoparlanti a verbigerare come un’idrovora al contrario e la gente dietro come un enorme gregge di pecore consenzienti e desiderose di immolarsi al suo flagello verbale il cui risultato ? dolore e spavento. Dolore per l’impossibilit? di cogliere la fitta sequenza di parole sparate a raffica, spavento per l’incredulo ebetismo che colpisce certe persone che "non lo seguo più da un po’, quindi non sto capendo quello che dice, ma quanto bravo ??"…
Ed arriva sera e mi rendo conto del numero di eventi che ho prenotato non coincide con la capacità psicofisica di seguirli tutti… oggi ho già saltato per sfinimento gli incontri con Joe Landsdale, Leila Marouane e Alberto Manguel… ma ci si deve nutrire ogni tanto, come pure fare pause di ozio ed il parco di Palazzo Ducale è stato fondamentale grazie al contributo del sole piacevolmente estivo ma non troppo.
La sera è con Art Spiegelman e Lorenzo Mattotti due artisti visivi, fumetti ed illustrazioni. Due grandi autori che hanno divertito il pubblico con i loro involontari botta e risposta che non tenevano conto della presenza necessaria dell’interprete.
Spiegelman ha presentato il suo percorso biografico che parte professionamente fin dall’et? di 16 anni, e passa attraverso una gavetta interessante e notevole, fino ad arrivare a RAW, una rivista di fumetti e grafica d’avanguardia nata negli anni 80, la sua opera più conosciuta è MAUS, fumetto autobiografico che racconta la sua famiglia e l’Olocausto.
Un’incontro più didascalico che altro (grazie alla sintesi descrittiva di Valentina per l’opinione sull’incontro
), ma stimolante per quello che veniva proiettato su uno schermo: tavole e illustrazioni che fanno parte di quell’ambito di critica sulla societ? e di politica, espressa in fumetti ed illustrazioni che spesso sono molto più intense e graffianti delle parole.
La stanchezza ci prende, Chiara ha fame, il nutrimento mentale deve essere compensato adeguatamente da nutrimento tradizionale e velocemente assimilabile (per quanto possibile) fatto di zuccheri, carboidrati e qualt’altro.
Usciamo quindi dall’incontro con Spiegelman nel momento delle domande dal pubblico,si decide di non partecipare all’incontro notturno "prima di spegnere la luce" dedicato all’insonnia con Sarah Dunant, Marcello Fois, Mario Fortunato, Antonio Pascale e James Sallis.
La ricerca di una mangiatoia non ? facile, il centro di Mantova pullula di ristoratori a prezzi eccessivi e qualit? discutibile (primi piatti surgelati a 8 euro mi sembra troppo…), ma un discreto risotto alla mantovana per me e dei tortelli alla zucca per Chiara, risolvono le necessit? fisiche e salvano le nostre stanche membra da sicuro collasso.
Passeggiamo per Mantova fino a dopo mezzanotte, il centro è vivacissimo ma incombe la necessità di dormire.
Ci avviamo all’albergo e le lenzuola ci avvolgono a conclusione di una intensa giornata di apertura mentale….
