a Pier Paolo P.
15 Aprile 2007 by fasterboy
spesso vacua
sempre involucro
c’è un re muto
seduto sul trono
il suo scettro dispensa vergogne
un divino
vestito a festa
ozia solitario
le cose vivono me
che non so ritornare
.. annaspare
suoni impuri
colori consunti
occhi annebbiati
un cortile di echi
poveri fino al mare
si ride per nulla
era una lettera d’addio
preparata da una vita
e consegnata a mano…
(indegnamente dedicata a P. P. Pasolini astrazioni personali dallo spettacolo "SIAMO TUTTI IN PERICOLO" di G. Fogacci e M. Sbarsi, regia di D. Salvo.
Dal comunicato stampa dello spettacolo: questo spettacolo nasce da “Lettere Luterane”, la raccolta degli ultimi articoli di Pier Paolo Pasolini per Il Mondo e Il Corriere della Sera nel 1975, anno della sua morte. E prende forma nell’ultimo documento, estremo e profetico, del poeta: una confessione più che un’intervista, l’ultima, rilasciata a Furio Colombo il giorno prima di essere ucciso.
Pier Paolo Pasolini incarna più di ogni altro la figura dell’intellettuale che, con le armi della parola e della poesia, afferma con vigore e “disperata vitalità” il valore dell’uomo, inteso come homo poeticus ma anche homo politicus, difensore dell’ideale e di quel “privilegio del pensare” che oggi appartiene a pochi. Pasolini è il simbolo di un mondo oggi scomparso. Un mondo fatto di desideri puri e impuri, di necessità primarie, di fisicità disperata e bruciante, d’ingordigia d’amore, di purezza, di occhi e volti non ancora toccati dal cinismo del mondo moderno.
Lo spettacolo ripropone la tensione drammatica del grido d’allarme, lucido e disperato, di PPP sull’inevitabile declino della nostra civiltà. Un monito che, alla luce degli avvenimenti odierni, suona straordinariamente profetico. In anni di “demoniesca banalità”, che ha svuotato ogni idea, la voce del poeta salvaguarda la natura dell’uomo, offre un futuro al destino, intravede nella nebbia una via possibile. Almeno a coloro che si permettono di credere e di immaginare.)
